Attività di sartoria in Mongolia

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Il simbolo forse più condiviso di questa nazione è la ger, ossia la tenda smontabile in legno e feltro usata dai mongoli come dimora da millenni. Per entrarvi bisogna chinarsi, visto che la porta è solitamente di piccole dimensioni; si potrebbe prendere questo gesto come idea anche della difficoltà di entrare in un mondo così unico, a cominciare proprio dalla lingua, che occorre studiare per lunghi anni prima di poterla parlare correttamente.

Il mondo della ger è ancora il mondo della maggioranza dei mongoli di oggi, quelli che vivono nelle sconfinate campagne usate come pascolo per il bestiame e quelli che si accampano nella squallida periferia della capitale Ulaanbaatar, in mezzo a cemento e asfalto, cercando fortuna ma trovando molto spesso solo degrado e confusione.

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Chi abita questo Paese?

Terra di guerrieri e di pacifici allevatori, di poeti e di monaci buddisti, di lottatori e di sciamani, la Mongolia di oggi sta conoscendo un rapido e non innocuo processo di trasformazione. La povertà è purtroppo una realtà ancora per molte persone, anche se non mancano imprenditori e professionisti che danno il meglio per cercare di emergere. Grave è il livello di disoccupazione, mentre l’alcolismo rovina molte famiglie.

L’impegno della Chiesa Cattolica e dei missionari della Consolata in particolare,fin dai primi anni è stato quello di accompagnare con dedizione e sacrificio le persone di questo splendido Paese verso un futuro di speranza, attraverso l’impegno in molti progetti di sviluppo e la testimonianza di fede, che ha portato alla creazione di una piccola comunità credente autoctona, ma senza ancora sacerdoti o religiose
locali.

Dove ci troviamo?

Arvaiheer è il capoluogo della provincia chiamata Uvurkhangai, che si trova nella parte centrale della Mongolia.
Le principali fonti di reddito per la popolazione di Arvaiheer sono il piccolo commercio (esiste un mercato abbastanza grande, che fornisce tutta la provincia) e i salari statali (amministrazione pubblica, uffici, ospedale e altri enti governativi). L’unica fabbrica del posto è una ditta di prodotti alimentari (soprattutto vodka e bibite). Il commercio di pelli è un settore abbastanza sviluppato, insieme a quello di lana e cashmere, che però subiscono variazioni di prezzo anche molto grandi da un anno all’altro, conseguenza del monopolio quasi totale dei compratori cinesi. È comprensibile quindi che il tasso di disoccupazione sia elevato e che molti vivano di espedienti. Chi non ha una professione o un impiego statale potrebbe cavarsela con l’allevamento, ma non è per niente facile riuscire ad avere e mantenere un numero di capi di bestiame sufficiente a consentire una vita dignitosa. Un grave problema è costituito dal consumo elevato di vodka e altri alcolici, al punto che praticamente in ogni famiglia di Arvaiheer c’è almeno una persona con problemi di dipendenza dall’alcool, con conseguenti disturbi di salute e di relazioni familiari. Il livello di alfabetizzazione è relativamente alto, ma coesiste con un gran numero di abbandoni della scuola: molti ragazzini vengono tenuti a casa per occuparsi del bestiame.
I missionari della Consolata hanno attivato in queste zone progetti di educazione e sanitari. I primi anni hanno iniziato con l’insegnamento gratuito dell’Inglese e attività di aiuto per bambini di diverse età che hanno abbandonato la scuola; una specie di classe di ricupero, con la speranza di poter reinserire i bambini nella scuola statale. Da oltre 5 anni portano avanti un servizio quotidiano di doposcuola per ragazzi di eta’ diverse, che si ritrovano per fare i compiti, giocare e crescere in un ambiente sicuro e stimolante; ricevono tutti i giorni un’abbondante merenda e aiuti di vario tipo, a seconda dei bisogni personali.

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Più recentemente è stato avviato con successo un
progetto specifico chiamato “asilo informale”: 20 bimbi tra i 3 e i 5 anni si radunano ogni giorno in una apposita ger, per
seguire un percorso pre-scolastico e di socializzazione, sotto la guida di un’insegnante in pensione.

L’assoluta novità di una presenza cattolica da queste parti ci ha fatto considerare ancora più importante l’impegno di instaurare buoni rapporti con le autorità locali, in modo da farci conoscere promuovendo iniziative di solidarietà. Così è nato nel 2006 il progetto ger, che prevedeva la donazione di circa 30 ger a famiglie povere individuate dai servizi sociali su tutto il territorio regionale e che ci ha portato a conoscere la realtà di diversi villaggi della zona, oltre che di Arvaiheer. Nella stessa linea di assistenza si collocano anche le collaborazioni col quartiere dove ora viviamo: distribuzione di viveri in particolari occasioni, in collaborazione con il capo-quartiere; consegna di ger a famiglie colpite da gravi problemi, anche su segnalazione delle autorità. Abbiamo anche realizzato progetti di micro-credito, concedendo piccoli finanziamenti a persone che si rivolgevano a noi con l’intenzione di iniziare o proseguire un’attività lavorativa.

Il progetto

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In questa realtà si colloca il progetto di ricamo e cucito, che si sta rivelando molto efficace, e che coinvolge un gruppo di donne, circa trenta per ora, che realizzando oggetti in stoffa e vendendoli ai missionari riescono a collaborare al sostentamento della loro famiglia. I missionari rivendono i prodotti, sostenendo così il progetto.
L’idea, che sembra appunto funzionare molto bene, dovrebbe ora essere incrementata così da poter aumentare le materie prime e il numero di donne coinvolte. Recentemente, tra l’altro, e’ nata una realtà analoga per gli uomini, che dedicandosi a lavori di piccolo artigianato, ritrovano quella dignità che l’alcolismo aveva fatto loro perdere, ed un lavoro con cui poter provvedere alla famiglia .

 

 

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Anche tu puoi sostenere queste le famiglie!

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