Faraja House: la casa della consolazione

Le origini e i luoghi

Nell’ormai lontano 1997, i missionari della Consolata, per venire incontro al grave problema dei bambini di strada, danno inizio alla costruzione della Faraja House a Mgongo, alla periferia della città di Iringa, NE della Tanzania.

L’organizzazione e la direzione vengono affidate a padre Franco Sordella, missionario della Consolata con grande esperienza in Africa, che ancora oggi dirige la Faraja.

Faraja, cioè “consolazione”, che negli anni diventa accoglienza, affetto, futuro: dal 1 maggio 1997, quando padre Franco accolse i primi 19 bambini di strada, la Faraja ha percorso vie ripide, tortuose, sconnesse, difficili.

Oggi accoglie circa 70 ragazzi, divisi tra bambini delle scuole elementari, ragazzi delle secondarie, 5 universitari, 3 allievi della scuola tecnica e 2 seminaristi.

Distruzione e ricostruzione

Nel 2018, un terribile incendio distrugge gran parte della Faraja House, grazie a Dio lasciando incolumi i ragazzi.

Con il contributo della CEI e di alcuni gruppi italiani, padre Franco riesce a ricostruire la “nuova” Faraja, che apre le sue porte ai ragazzi ai primi di agosto del 2019.

I ragazzi della Faraja

È difficile descrivere le situazioni e le esperienze di vita di questi ragazzi che si sono trovati a vivere per strada: carcere, ogni genere di violenza fisica e psicologica, esperienze che lasciano profonde ferite.

L’abbandono scolastico per vari motivi porta i ragazzi in strada, alla ricerca di lavoretti per la sopravvivenza. Nella maggior parte dei casi, ci si ritrova a vivere di furtarelli, rapine, con arresti della polizia, malattie (tra cui l’AIDS) e soprusi vari che sono all’ordine del giorno. Normalmente i bambini di strada provengono da ceppi famigliari disgregati o assenti, che diventano fonte di sofferenza, amarezza, abbandono.

Riportare i ragazzi alla normalità non è facile perché intervengono molti fattori culturali, religiosi e tribali. La grande ricchezza della Faraja è l’impronta familiare e solo grazie a tutto l’affetto e l’attenzione con cui i ragazzi sono seguiti è possibile rispondere ai loro numerosi bisogni. Per tutti i ragazzi, la vita in Faraja vuol dire studiare, giocare, lavorare, pregare.

La “nuova” Faraja

Tra insuccessi e fallimenti, tra rientri alla vita di società e tanti successi, oggi la “nuova” Faraja è un piccolo villaggio recintato con muretto in pietra e cemento, una rete metallica ed un portone in ferro battuto che rappresenta l’ingresso in Faraja.

Il villaggio è costituito da 6 case indipendenti anche dal punto di vista energetico (con camere, bagni, docce, lavanderia, sala studio), un refettorio con annessa cucina, una casa per ospiti e volontari.

Il contributo di IS

Ci siamo impegnati per il mantenimento e l’educazione scolastica dei bambini e dei giovani.

A Natale 2019 IS ha versato un contributo di euro 8000, con il quale padre Franco ha potuto comprare materiale didattico per i ragazzi, divise, zaini, materassi, coperte, e soprattutto ha potuto saldare le tasse scolastiche per tutti i ragazzi.

Progetti futuri

Anche attraverso possibili nuovi contributi di IS, il futuro di Faraja House vedrà a breve la necessità di costruire un nuovo pozzo, di rifare la strada di accesso, di ampliare la stalla per gli animali per assicurare l’autosufficienza alimentare di chi vive in Faraja.

A completamento di tutto, c’è bisogno di un buon congelatore a pannelli solari.

Responsabile in loco

Padre Franco Sordella IMC

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