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Educare per prevenire in Swaziland

Perché lo Swaziland

I legami con lo Swaziland iniziano nell’estate del 2016, quando un primo gruppo di giovani vive un’esperienza di volontariato con lo scopo di conoscere la realtà, visitare le famiglie e accostarsi alla cultura del popolo Swazi. L’esperienza porta alla luce quanto il problema dell’alcolismo sia diffuso e radicato. La proposta di un progetto di prevenzione per i giovani sperimentato dai nostri volontari nell’agosto 2017 porta ad approfondire ulteriormente il discorso e a concordare un progetto per i prossimi anni.

Un piccolo Regno e una difficile realtà sociale

Siamo nella zona centrale dello Swaziland, Paese che confina con Sudafrica e Mozambico, con solo 1,2 milioni di abitanti, di cui il 4% cattolici. La popolazione Swazi è molto povera e deve affrontare gravi problemi:

  • la siccità, che rende molto difficile la coltivazione e l’allevamento
  • l’alta diffusione di AIDS (30%) e HIV (70%) con conseguenti problemi di salute e difficoltà nel garantire continuità nell’attività lavorativa.

La combinazione di questi due fattori comporta una povertà molto diffusa. Le persone spesso perdono il posto di lavoro a causa della malattia e di conseguenza non riescono a mantenere i figli. E neppure possono sopperire coltivando o allevando il bestiame, a causa della carenza di acqua.

A ciò si va ad aggiungere la pressoché totale assenza di famiglie secondo i canoni standard. Le ragazze diventano mamme molto giovani (a partire dai 13 anni) e spesso gli uomini non si prendono cura delle compagne e dei figli.

L’alcol

Lo stato di disperazione in cui le persone si trovano e fa sì che molte si rifugino nell’alcool per evadere dalla situazione che vivono. Lo Swaziland ha sempre rappresentato una regione ad alto tasso di consumo di alcool. Le leggi del periodo coloniale proibivano la vendita di alcol ai “nativi”, ma le persone locali preferivano bibite locali ancora oggi note: tjwala, liquore distillato dal sorgo, e maganu, un liquore dolce distillato dal frutto dell’albero della marula, una pianta della famiglia del mango che nasce spontaneamente.

L’abuso di alcol viene gestito principalmente con la repressione, mentre mancano iniziative di carattere preventivo.

La prevenzione come spiraglio per il futuro

Il progetto sarà rivolto a giovani studenti delle scuole primarie e secondarie e sarà finalizzato alla prevenzione dei pericoli generati dall’alcol e dalle altre sostanze che causano dipendenza. Il fulcro degli incontri sarà rappresentato dalla descrizione degli effetti dell’abuso di alcol sul corpo umano durante l’adolescenza. Parallelamente verranno approfonditi gli aspetti psicologici del problema, per comprendere le cause del bere e identificare le leve motivazionali su cui agire per farli uscire dal problema o evitare che vi cadano. Consisterà in una prima fase di formazione degli animatori, seguita dagli interventi nelle 60 scuole della Diocesi gestite dalla Chiesa cattolica.

L’intervento in fase di formazione permetterà alla comunità di rinnovare la cultura dei giovani
nel rispetto delle tradizioni locali. Proprio perché l’uso e talvolta l’abuso di alcol rappresentano parte integrante della cultura locale al quale non è mai stato associato un connotato negativo con scarsa correlazione con gli effetti anche a medio-lungo periodo sul corpo umano, sarà necessario porre particolare attenzione agli aspetti motivazionali dei ragazzi, evitando di mettersi in opposizione alla cultura locale.

In sintesi

Luogo di intervento: Regione Amministrativa di Manzini, Swaziland
Destinatari: studenti delle scuole primarie e secondarie
Durata: 24 mesi a partire da gennaio 2018
Costo: € 10.000

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