Il sogno della mamma di Mondi – Lettera

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Il sogno della mamma di Mondi

12 ottobre 2012

Se ci sono le persone che sognano il bene dei loro figli sono le mamme. Una visita alla “famiglia” della mamma di Raimondi (o Raimondo in Italiano, il nome che viene abbreviato Mondi da noi) conferma che anche in situazione di povertà si può sempre sognare, si può sempre credere che la vita potrà essere migliore. Grazie all’impegno e sostegno del gruppo Impegnarsi Serve, anche la mamma di Mondi con il suo Mondi continueranno a sognare.

La vita di Raimondi che qui viene abbreviato “Mondi”, un bambino che frequenta l’asilo di Kasanga nelle vicinanze di Morogoro, presenta una realtà tipica di molti dei bambini dei nostri asili. Tanti sono accompagnati da problemi di famiglie separate e malfunzionanti e da tanta povertà. Per comprendere meglio la situazione di “Mondi”, che unirà il mondo del lettore dell’articolo con quello di Kasanga, bisogna comprendere la famiglia di Mondi.

La presenza di Mondi fra altri bambini richiama l’attenzione perché è molto vivace e combina molti pasticci… un bambino che esige uno sforzo per poterlo gestire e istruire. A volte scrive ed ascolta i maestri e segue lezioni… chiaramente mostra di avere delle difficoltà, non riesce a concentrarsi… questa osservazione mi ha spinto a cercare di capire se i problemi dipendono da qualcosa in famiglia oppure se inventa tutto lui.

Una visita breve nella casetta della mamma di Mondi mi ha fatto cogliere tante cose interessanti.

La mamma di Mondi, nonostante la sua povertà, è molto accogliente e dignitosa in ogni cosa che fa. Anche se la sua casetta è povera cerca di far sì che sia accogliente, anche se un po’ trascurata. Un saluto alla mamma apre le porte di casa ed il cuore; inaspettatamente il piccolo Mondi mi viene incontro correndo (mi conosce bene per via dei giochi organizzati durante l’estate con i ragazzi italiani). Anche se Mondi vorrebbe stare con me io lo mando via per poter avere un colloquio tranquillo con la mamma.

La mamma di Mondi, Neema Msakafu (28 anni), è già vedova con tre figli. Il marito è morto il 9 Dicembre del 2009 per un incidente stradale lasciando due figli: Victoria che ha 8 anni e fa la prima elementare e Raimondi (Mondi) che ha 5 anni e frequenta l’asilo. Nel frattempo è anche nato l’ultimo figlio (con un altro uomo). Quest’ultimo figlio ha 2 anni ed è chiamato JEMEDARI (che vuol dire il comandante).

Ho colto l’occasione per chiedere alla mamma di Mondi come vive e come fa vivere i suoi piccoli. La mamma spiega che dalla morte del marito la vita è diventata molto difficile perché il marito lavorava e guadagnava qualcosa. Lei si era lanciata nel business di vendere un po’ di farina, verdure e birra nel “Kilabu” (dall’inglese club) dove le persone semplici si trovano alla sera a bere e divertirsi. Generalmente l’ambiente del “Kilabu” non è tutto sano, dato il giro delle altre cose che avvengono a causa della birra… La statistiche confermano che nelle zone dove abbiamo gli asili, cioè Kasanga, Mindu, Lugono e Kasanga, l’ubriachezza è una delle piaghe che affliggono la gente e soprattutto gli uomini. Questa voglia di bere porta a volte a spendere quel poco denaro che guadagnano a scapito della scolarizzazione dei figli. La mancanza di stimoli e la disperazione porta all’alcool, che a sua volta alimenta la disperazione senza fine.

Essendo una mamma sola, quando va a vendere la birra fino a tarda notte, la mamma di Mondi è obbligata a lasciare i figli da soli con la piccola sorella Victoria. La domanda spontanea sarebbe: chi si prende cura di loro veramente? Sarebbe questo il motivo per il quale Mondi si mostra sempre agitato? Come dovrebbe organizzarsi la Mamma Mondi, sapendo che senza questa assenza non potrà dare da mangiare e far vivere la sua famiglia?

Parlando con la mamma ci si rende conto che è una donna coraggiosa, con progetti e sogni nella vita. Delle sfide che incontra, la principale è quella della difficoltà economica perché anche il lavoro di vendere la birra esige che le persone abbiano soldi da spendere (anche se in sé è una brutta cosa…). Ma la gente ha poco perché è povera.

La mamma di Mondi mi ha spiegato chiaramente che sogna un mondo dove i suoi tre figli possano studiare e vivere una vita migliore. L’unica cosa certa per questa donna è che deve darsi da fare per avere qualche soldo; infatti mi ha fatto vedere che vorrebbe costruire due camera semplici da affittare così da guadagnare qualcosa. Comunque vorrebbe fare qualcosa per i suoi figli… per loro sogna un futuro migliore.

La storia della mamma di Mondi e Mondi stesso rappresentano la realtà di tantissime mamme e tanti altri bambini dei nostri quattro asili.

Al momento ci sono 145 bambini bambini nell’asilo di Kasanga, 40 bambini a Mindu, una trentina scarsa a Lugono e 35 a Mafuru. Tutti questi bambini sono quasi come Mondi, la maggior parte avrà due genitori, ma è solo la mamma che accompagna i bambini da vicino.

Un certo miglioramento comincia ad avvenire a Kasanga, forse dovuto alla vicinanza con la città di Morogoro: qui si può trovare qualche genitore che si impegna per i bambini. Questo fatto spiega anche l’aumento del numero dei bambini nel nostro asilo. Una piccola parte dei genitori di Kasanga comincia anche a capire l’importanza di dare un piccolo contributo mensile per l’aiutare l’andamento dell’asilo.

Nonostante queste sfide ed altre, i missionari della Consolata continuano a portare avanti gli asili. L’impegno di portare avanti gli asili è grande e ci costa in tempo e denaro. Grazie dall’impegno preso dall’Associazione Impegnarsi Serve, riusciamo ancora a pagare 8 maestre e a dare da mangiare ai bambini. Quest’anno finirà i due anni di scuola magistrale (per bambini della asilo) Consolata, la maestra che abbiamo fatto studiare per qualificarsi sempre di più. L’idea sarebbe quella di continuare (se ci saranno dei fondi) a mandare una maestra ogni due anni a frequentare una scuola di specializzazione, per garantire qualità nell’accompagnamento dei bambini.

Oltre ad accompagnare i bambini dell’asilo portiamo avanti il servizio pastorale nei quattro villaggi. Data la distanza di Mafuru e Mindu, resa peggiore dalla strada brutta, i villaggi rimangono abbandonati. La situazione delle strade esige che si usi un fuoristrada per arrivarci; il fatto è che i nostri parroci o non hanno tali mezzi oppure non vogliono per i costi elevati di manutenzione. Questa situazione complica anche il coinvolgimento dei Missionari della Consolata per via del peggioramento della strada e per l’aumento dei costi di manutenzione e di viaggio.

Come si vede, il lavoro non manca e noi continuiamo a pregare il padrone della vigna perché mandi operai nella sua vigna. Vogliamo continuare ancora ad accompagnare il sogno della mamma di Mondi e di tante altre mamme perché arrivino a vivere una vita dignitosa.

Grazie Impegnarsi Serve per quello che fate per garantire che qualcosa possa essere realizzato.

PADRE ERASTO MGALAMA, IMC – MOROGORO – TANZANIA

 

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