Accolti tra il popolo Warao – Riflessione

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Riflessione su un’esperienza in Venezuela

Il fiume Orinoco è uno dei più importanti del sud America. Inizia la sua corsa nell’Amazzonia Brasiliana e, dopo un “tuffo” di oltre 1000 m in un panorama tra i più suggestivi al mondo, attraversa il territorio venezuelano, raggiungendo infine il Mar dei Carabi, nella zona di confine con la Guyana Francese. Al termine della sua corsa, il fiume si trascina stancamente, ed il Delta sembra un mare di acqua dolce, praticamente immobile, attraversato dalle correnti delle maree che sono visibili solo dai ciuffi di vegetazione che si spostano in superficie.

Le terre emerse dividono questo enorme lago in corridoi, che sembrano sponde di fiumi, mentre in realtà sono piccole isole, che con l’alta marea vengono sommerse dal flusso dell’acqua. Con una lancia a motore lasciamo Tukupita, l’ultima città sulla terra ferma, per andare verso nord-est, e dopo 5 ore raggiungiamo il villaggio più importante del popolo Warao: Nabasanuka. Accostiamo al pontile e scendiamo dalla barca. Le abitazioni sono palafitte, costruite in sequenza lungo il fiume, ed il collegamento tra le varie case è un camminamento, spesso sopraelevato, che come un corridoio attraversa il villaggio in tutta la sua lunghezza. Nel centro del villaggio, unica zona protetta dai capricci del fiume, la cancha: uno spazio in cemento grande come un campo da calcetto e coperto da un tetto in metallo, popolato dall’alba al tramonto da bambini, adolescenti e adulti, ogni categoria rispettosa del proprio orario di competenza. I Warao sono di origini asiatica, come testimoniano i tratti somatici, e nell’epoca precolombiana abitavano le terre dell’ovest. Cacciati da una tribù di guerrieri si rifugiarono nella zona orientale del delta, in quello che oggi è parte dello stato del Delta Amacuro. La vita scorre con le stagioni del fiume: Rio Negro, quando il livello del fiume si alza ed allaga tutte le terre emerse, Rio Amarillio, quando nel nord la terra gialla viene trascinata al fiume dai temporali impetuosi, Rio Blanco, nella stagione di secca, in cui piove poco e la terra sedimenta lungo il corso dell’Orinoco, lasciando il rio limpido alla fine del suo viaggio. Per ogni stagione il Warao sa come e quando si deve cacciare e pescare, perché le modalità cambiano con l’umore del fiume. Alcuni anni or sono, un battello “crollo” percorreva il Delta trascinandosi il peso delle reti: ci fu una forte protesta dei Warao, perché il fiume non poteva più alimentare i suoi figli, ed oggi la pesca è ritornata a dare i suoi frutti. Le altri fonti di sostentamento sono il platano, l’ocumo, una radice tozza di gusto simile alla manioca, e la palma di Morice, che fornisce una farina (yukuma) da cui si prepara un “pane”. La palma di Morice è la pianta più importante per i Warao: le foglie sono usate per il tetto delle abitazioni, da queste si ricavano anche le fibre che, intrecciate, prepareranno il chinchorro (l’amaca) e tutti gli oggetti che vengono venduti in città; dal tronco, oltre alla farina, si ottengono medicamenti contro la febbre e la dissenteria, mentre i frutti racchiudono una polpa sottilissima, schiacciata tra la buccia a dure scaglie rossastre ed il nocciolo legnoso, di un sapore che ricorda la nostra oliva. Mediamente i genitori Warao hanno dagli 8 ai 10 figli. La mortalità infantile, a causa dell’alimentazione scarsa e poco varia, è molto elevata. Le cifre ufficiali parlano di statistiche pienamente nella media venezuelana, ma sono falsate dal fatto che i bambini non sono registrati all’anagrafe fintanto che non raggiungono i 4 anni, quando ormai è stata superata la fase a rischio. Le coppie nella cultura tradizionale si sposano molto presto e molto semplicemente. Quando la ragazza raggiunge la pubertà, il giovane si reca dalla suocera per chiedere la mano della figlia e, ottenuto l’assenso, si recano a vivere nella casa dei genitori della sposa. Il capo clan è il nonno, che tramite le figlie comunica ai generi i compiti, dal preparare il campo per la semina dell’ocumo, all’andare al monte e cercare un albero per costruire una nuova curiara (barca) in cui lui siederà nel posto d’onore, portato dalle nuove forze famigliari: chiaro quindi che la nascita di una femmina in una famiglia sia un avvenimento sicuramente positivo! Le abitazioni sono palafitte, chiuse su due o tre lati quelle moderne, aperte su tutti i lati quelle tradizionali per permettere all’aria di mitigare il caldo umido del fiume. Al tetto vengono fissate le canaste con i vestiti e le amache, ed a terra, sopra un masso, viene acceso il fuoco per cucinare. Gli spostamenti possono essere unicamente in curiara, una canoa molto nervosa, che tenta di scalciarti a “terra” ad ogni piccolo movimento, ma che nelle loro mani diventa estremamente docile. Le sfide del mondo moderno ai Warao sono molto diverse da quelle dell’epoca precolombiana, quando si rifugiarono nel delta, o del periodo seguente, quando uomini e donne venivano prelevati a forza dalle navi spagnole per il lavoro nelle piantagioni da cui spesso non facevano ritorno o tornavano consumati dalle malattie e dai turni massacranti. Oggi i giovani si recano nelle città per studiare, spesso seguiti dalle famiglie che poi decidono di fermarsi nella speranza di un futuro migliore di quello offerto dal Delta. La cultura tradizionale inevitabilmente si trova ad affrontare la cultura occidentale moderna, e questo confronto avviene con un senso di inferiorità tipico dei Warao, quando invece sarebbe necessario un confronto critico e pacato. La cultura Warao sta quindi perdendo questo confronto, come una ninfea trascinata dalla corrente perché senza radici che la leghi alla propria terra. L’opera assolutamente necessaria in questo momento è creare un’identità Warao forte, che leghi i membri fra loro dando un’unica voce al Delta dell’Orinoco. Questo permetterà a queste comunità di diventare finalmente un popolo, capire quali sono le loro vere necessità nel mondo moderno, e muoversi insieme per il raggiungimento di questo obiettivo, facendo sentire la propria voce alla classe dirigente del paese.

di Federico Franzoso

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